Quousque tandem?

«Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! […] se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico, morale, a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato con una propaganda che va dall’intervento fino ad oggi». Le parole forse le avrete già lette: sono di Benito Mussolini, dopo il delitto Matteotti, il 3 gennaio del 1925. De Felice e altri storici le ritengono quelle con cui il fascismo si costituì compiutamente quale regime autoritario. La storia, sappiamo, non si ripete mai ugualmente, eppure serve a leggere le cose di adesso con la coscienza del prima. Ed è proprio per evitare di dover rivedere alcune dinamiche che la si studia e la si insegna.

Ecco perché è inaccettabile che il ministro dell’Interno, parlando di uno scrittore da anni sotto scorta per minacce camorristiche e che lo ha criticato per la gestione degli arrivi dei migranti, si permetta di far riferimento all’opportunità di continuare la sua protezione, aggiungendoci quel «bacione» che suona (almeno alle mie orecchie, mediterranee e levantine) come cinico suggello d’un crudele sottinteso. E allora, facciamo l’ipotesi. Immaginiamo che sia tolta quella scorta a Saviano, e che i Casalesi non l’abbiano dimenticato. Cosa succederebbe? Se attentassero alla sua vita, o ci riuscissero, chi ne avrebbe colpa, e perché sarebbe successo, in ultima istanza? E non sarebbe in quelle frasi dette, anche solo in un eccesso di superficialità guascona, un’indiretta assunzione di responsabilità per il clima storico, politico e morale – le parole, non casualmente, sono le stesse – in cui quel delitto effettivamente accadesse?

Inaccettabile, dicevo, perché, quella di Salvini, è tecnicamente una minaccia. Meglio, un avvertimento. «Attento, Saviano», dicono quelle sortite, «non criticare troppo l’azione del governo. Perché è il governo che ti protegge, sono io a farlo e, di conseguenza, a poter smettere di garantire la tua sicurezza». Se vi rimandano alla mente altre situazioni, vuol dire che capite ancora meglio il senso del non detto. E allora, la domanda: per quanto ancora e fino a quando questo popolo potrà accettare quello che in quelle parole promette e minaccia di delinearsi? Perché «è finita la pacchia per clandestini e Ong», e non diciamo niente, perché non siamo clandestini, «chiudiamo i porti alle navi cariche di migranti», e siamo sollevati, perché non possiamo accoglierli tutti noi, «facciamo un censimento dei rom», e forse siamo un po’ contenti, perché rubacchiano, «valutiamo l’opportunità della scorta a Saviano», e stiamo zitti, ché Saviano ci sta pure antipatico.

Poi potrebbe capitare a noi di dissentire o esser presi di mira, e potremmo trovarci soli.

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