Ma di che cosa vi state vantando?

Nella mattinata di lunedì, ne dubitavo, memore delle incivili prove date dalla Spagna nelle sue enclaves africane, e che non si cancellano con un unico gesto nobile. Eppure, Sánchez mi ha stupito, e si è ricordato che il socialismo è anche una risposta alla barbarie, sebbene, nel momento in cui scrivo, non sappia ancora se la nave Aquarius arriverà nel porto di Valencia o se questo sarà troppo lontano per il suo carico di umanità. Quello della solidarietà era forse il tema più importante su cui non prendevamo lezioni da nessuno; non è più così, e me ne dispiaccio. Da noi, ora, si fanno le prove di forza sulla pelle dei deboli e si festeggia persino per essere riusciti a minacciare mezz’Europa con le vite di centinaia esseri umani?

Ecco, precisamente, di che cosa vi state vantando? Del fatto che uno Stato tanto potente da sedere al tavolo dei grandi del mondo abbia piegato un piccolo vascello? Di aver respinto dal suolo patrio il pericolo rappresentato dall’invasione di 600 persone fra uomini disperati, donne incinte e bambini soli in fuga da un futuro di privazioni e miseria? Non vi capisco, ma vi leggo e vi ascolto, tutti. E sento per questo un dovere di onestà intellettuale verso me stesso: più che la crudele bramosia di potere di figure tristi come Salvini e i pentastellati ministri per caso che gli reggono il trono, e che mi aspettavo, è il consenso di cui hanno goduto e l’entusiasmo che hanno generato le loro brutali posizioni ad avermi colpito. Dopotutto, se quelli sono i rappresentanti della nazione, una ragione ci dovrà pur essere.

Ho letto e ascoltato, dicevo, un mare di cose che non capisco, più grande di quello in cui si perdono le speranze dei migranti. «Salvini ha vinto, alzare la voce paga». Sarà, a me interessano le sorti dei vinti, non i destini dei vincitori e il loro bottino elettorale. «Finalmente un governo che si fa valere e che difende gli interessi dell’Italia in Europa». Davvero credete che il bene del Paese e di chi lo abita coincida con il respingimento degli ultimi che vorrebbero viverlo o solamente attraversarlo? Sono così mesti e cupi, violenti e crudeli questi «nostri interessi»?

Ma soprattutto, in cosa è migliora la vostra vita grazie al respingimento di quei disperati?

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