I tempi sono bui. E manca la credibilità per l’alternativa

«Lasciamoli provare e vedremo di cosa sono capaci, se sapranno dar corso alle loro promesse». Questo, in sintesi, uno dei ragionamenti che ho sentito di più in questi mesi post-elezioni. Tra chi si sperticava nel fare il tifo e quanti auguravano buon lavoro al nuovo governo, l’idea di vederli all’opera e poi costituirsi «parte civile» – e qui siamo al dadaismo applicato alla politica – impegnata nella verifica dell’attuazione del loro programma era quasi maggioritaria; non mi sono unito a quegli auguri per il semplice motivo che le loro promesse erano quelle che vediamo adesso realizzarsi nel respingimento in mare di uomini, donne e bambini disperati.

E ora che, cari amici e compagni per un tratto di strada, le istantanee rimandano la vostra immagine di fieri oppositori a quelli che un tempo, contro di voi, frequentarono tegole e grondaie (e con toni e modi non diversi dai loro, che già all’epoca non mi piacquero), dovrei riandare con la mente ai tempi in cui, insieme, ci opponemmo in altre stagioni a diversi governi e maggioranze, dato che a questi anch’io mi oppongo. Eppure, nei vostri visi non posso che scorgere i lineamenti di quelli a cui già affidai il mio consenso, facendo il poco o il tanto che potevo per sostenerli. Gli stessi che, poco dopo, mi spiegarono come le mie idee fossero solo un fastidio, che era meglio non dirle, per non disturbarli e lasciarli lavorare, che simile al bubolare dei gufi era il ricordare le parole che tutti insieme dicevamo. Come potrei ancora fidarmi, dopo avervi visto fare il contrario di quello che dicevate, festeggiare la fine degli sbarchi incuranti delle sorti di quelli che non arrivavano più in forza dei vostri accordi, mutuare persino le parole (da «aiutiamoli a casa loro» fino a «invasione») di quanti per cui in queste ore giustamente vi ergete a censori?

Sì, forse è anche il mio disimpegno un tassello, piccolo e inutile, nella costruzione della situazione attuale. Ma è pure probabile che l’impegno vostro sia stato più incisivo nel guidarci allo stato in cui siamo. Non foss’altro che a voi era demandata la scelta della strada da seguire, e non di rado l’avete fatto col piglio (lascio ad altri giudicare se più entusiasta o arrogante) degli arrivati a detenere quel potere che, prima, a parole contestavano.

Lo stesso che vediamo realizzarsi oggi con tutte le sue brutture, che al peggio mai v’è fine.

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