Su quello, almeno, non hanno tutti i torti

Vedete, io, se il M5S fosse l’unica alternativa accettabile sulla scheda elettorale, rinuncerei del tutto al mio diritto di voto. Quindi, se dico che su una cosa hanno ragione, non è certamente per partito preso nella difesa delle loro tesi. Ancora di più se il qualcosa a cui mi riferisco, incidentalmente, è pure una considerazione che non li pone certo in una condizione ottimale per essere ammirati o solamente lodati. Ma provo ad andare con ordine.

Nel resoconto stenografico della seduta del Senato dello scorso 5 giungo, leggo le parole della senatrice Paola Taverna: «E alle opposizioni, che stanno esprimendo il loro dissenso a questo Governo, voglio dire solo una cosa: se il MoVimento 5 Stelle oggi è al Governo del Paese, è perché voi avete fallito. (Applausi dal Gruppo M5S). Noi siamo il prodotto del vostro fallimento. (Applausi dal Gruppo M5S)» (il testo è qui, «V» maiuscola compresa, che ovviamente non è mia). Bene, dicevo, su questo, tutti i torti non li ha. Primo, perché, in effetti, loro sono il prodotto di un fallimento, e, pertanto, nulla di più triste poteva augurarsi la sorte della nostra repubblica. Secondo, perché, ovviamente, se chi li ha preceduti avesse agito diversamente o fosse, davvero, stato di qualità e competenze migliori, a loro non si sarebbe giunti.

Cos’altro è, infatti, lo spettacolo che vediamo dato dai nuovi arrivati, se non la sintesi applicata del gran ballo della sostituzione continua dei governanti fatta sull’adagio per cui il rinnovamento sarebbe un valore di per sé? Certo, assume i tratti e i toni della commedia il vedere i profeti del cambiamento di ieri, pronti ad ascrivere alla voce «rancore» ogni dubbio nei loro confronti espresso, astiosi nei riguardi di quelli che si professano il cambiamento dell’oggi. Però, i fatti hanno una loro logica: se postuli il concetto che cambiare quelli che ci sono sia l’unica cosa che conti, perché il cambiamento, si diceva, è intrinsecamente un fattore positivo, cambieranno te alla prima occasione. E quelli di adesso, alla prossima, presto o tardi che sia.

Lasciando intatto tutto il resto, ovviamente.

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