Ma quali auguri?

Alla fine, un governo è nato. Quelli che volevano mettere il presidente della Repubblica in stato di accusa hanno poi giurato nelle sue mani. Altri, per cui non era questione di nomi ma su un nome si erano impuntanti tanto da far saltare tutto al primo giro, si sono acconciati a spostare quel nome pur di non rischiare di spostarsi loro. Lo spread scende. La Borsa sale. All’estero dubitano della serietà di un Paese che ha per governanti quelli che si producono nei gesti che abbiamo ammirato. Il presidente della Commissione europea dice che al sud si lavora poco e c’è molta corruzione; deve averlo appreso da una parte dell’attuale maggioranza di governo. Ad alcuni rischiano d’andar di traverso i popcorn, sebbene siano stati accontentati nella richiesta di fare senza di loro. I mercati aspettano. E in tanti augurano buon lavoro al nuovo esecutivo. Io no.

Io non auguro buon lavoro a Conte e ai suoi. Non voglio che realizzino le loro promesse elettorali, anche perché, alcune di queste, suonano alle mie orecchie come i peggiori toni della storia del secolo passato. A dirla tutta, spero esattamente che un governo con dentro Salvini fallisca al più presto, che sbandi alla prima curva, che vada a casa prima di cominciare. Come si può dire «buon lavoro» a quanti vomitavano parole che parlavano di cacciate e «pulizia di massa» per i migranti, di ruspe sulle baracche fatte abitazione dagli ultimi nelle nostre città, di stranieri e omosessuali come di un pericolo e una minaccia per la società? Perché questi sono oggi al governo, a loro farò opposizione in tutti modi e le forme che troverò per farla.

Con quelle premesse e i loro programmi, non posso che augurarmene il fallimento, come dicevo. E agire perché nessuna di quelle idee trovi applicazione. Altro che vigilare affinché realizzino le loro promesse; al contrario, fare tutto ciò che riesco e posso per impedire che lo facciano, mettere loro sabbia negli ingranaggi e bastoni fra le ruote, sfidarli in piazza apertamente e culturalmente ogni giorno in qualunque luogo. Con le parole che riuscirò a usare, con la forza di cui sarò capace, con le idee che ho con me, dall’altra parte rispetto ai loro provvedimenti figli di cui ricordavo toni e slogan puntualmente mi troverò.

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