Servi dei mercati? Sì, in questo sistema, lo siamo

Lo scrive meglio di come potrei fare io la firma de L’Espresso Alessandro Gilioli: «E viene a mente un altro caso, un caso di tre anni fa probabilmente molto presente nell’animo di Mattarella, da giorni. Il caso di Yanis Varoufakis, certo uomo di altra estrazione politica rispetto al governo gialloverde, eppure di idee così simili a Savona per quanto riguarda il giudizio su quest’Europa e sulla sua moneta, e quindi (come Savona) inaccettabile per Bruxelles e Berlino, che l’osteggiarono fino a chiudere i rubinetti dei bancomat a un intero Paese – e a ottenerne la testa. No, Mattarella non è uomo della Troika, dei mercati, dei poteri forti europei, di Berlino e delle banche. Ma è cosciente che quei poteri esistono e soprattutto che sono capaci di mettere in ginocchio un Paese. Perché questa è la realtà, al momento. Una realtà atroce – e già in Grecia si era visto quanto violenta era stata l’imposizione su un governo eletto dal popolo, su un referendum in cui aveva votato il popolo. Ma una realtà fatta di condizioni oggettive».

Quindi, seppur giusta nelle motivazioni e sul principio, l’irritazione per le parole attribuite a Oettinger e poi meglio precisate è vana. E ipocrita, se viene da chi della minaccia dello spread e del crollo degli indici azionari ha già fatto materia di campagna elettorale. Nei fatti, servi dei mercati lo siamo tutti. In questo sistema e con la necessità di farci prestare dei soldi per far andare avanti l’infrastruttura del Paese (questo sono, in sostanza, e a ciò servono le aste dei titoli di Stato), non possiamo che conformarci a quello che i creditori ci chiedono prima di aprire il loro portafogli. Dire «ristrutturiamo il debito ed evitiamo di dare tutto quello che ci chiedono» sarebbe un po’ come scendere in strada, riempire di ingiurie l’uomo più nerboruto che incontriamo e non solo sperare che non ci riempia di botte, ma pretendere pure che ci presti senza garanzie due euro per un caffè con la mancia al barista. Provateci; magari vi riesce e ci spiegate dopo come si fa.

Credo che in fondo l’idea di Gilioli non sia lontana di molto da quelle passate per la testa di Mattarella.  Poi, per carità, magari per una forte e dirompente eterogenesi dei fini, la storia andrà al contrario di quanto al presidente dettava la sua visione delle cose del mondo e della politica nel momento in cui ha detto no a Savona, così come non è da escludere, anzi, in molti lo ritengono altamente probabile, che al prossimo giro gli euro-critici possano essere ancora di più e schiacciante maggioranza. Però, alla fine, immaginate cosa sarebbe successo se fosse andata come paventa Gilioli o cosa succederebbe se, come brutalmente riassumeva il tweet dell’intervistatore di Oettinger, i mercati si mettessero davvero a spiegarci «come votare».

Sto dicendo che non ci sono alternative ai precetti della finanza e al ricatto dei prestatori di denaro? Non esattamente; sto dicendo che i limiti di manovra sono risicati e che, in fondo, l’ultima parola spetta a quelli che hanno più soldi, ai più forti. E non siamo noi. Sempre che non se ne voglia uscire, ma non dall’euro o dall’Europa «delle banche e dei burocrati di Bruxelles», che di questo schema sono solo una manifestazione, e non la peggiore o la più brutale, quanto proprio dalla società affluente, dal sistema dei consumi, in definitiva, dal capitalismo.

E non mi sembra che sia quanto di cui si discuta, diciamo.

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