Avevo capito che si fosse votato per delle coalizioni

Continuo a leggere di un incarico di governo ai cinquestelle perché primo partito. E non capisco: a me sembrava che si fosse votato per le coalizioni, e la prima fosse risultata quella del centrodestra, numeri parlamentari compresi.  Sento i vertici del Nazareno ripetere il mantra del «siamo stati votati per stare all’opposizione»; ma che significa? In un sistema parlamentare e con una legge proporzionale, si è votati per rappresentare qualcuno e provare a dar corso alle cose che si propongono, maggioranze e minoranze le si decidono sul da farsi, non a prescindere da questo.

E poi, di nuovo i numeri. E leggendo quelli, davvero la vedete così strana l’ipotesi di un incarico a uno del centrodestra che possa ottenere la “non sfiducia” del Pd? Siamo con margini stretti, certo, appena giusti per tentare la manovra e un governo così avrebbe sempre il fiato corto. Però, qualcuno si potrebbe aggiungere ai non sfiducianti dalle parti dei sempiterni “responsabili” di sinistra, qualche altro dai dissidenti pentastellati già espulsi, ché, insomma, di far finire presto la legislatura in pochi fra gli eletti hanno tanta voglia. Se ci pensate, andrebbe bene a molti, grillini compresi. Anzi, grillini per primi. Non sto dicendo che mi piacerebbe; sto pensando che sia, nel novero delle cose possibili, una delle probabili.

Un governo Di Maio, per nascere, avrebbe bisogno dei voti attivi del Pd. Per un governo “non-Salvini” (pure lui sa che, messa così la situazione, presidente del Consiglio è difficile che ci diventi, e tanto vale farsi scendere un moderato alla Tajani, fare la vittima e chiedere qualche ministero e sottosegretariato in più, magari di peso, mettere la felpa e fare un abbonamento dalla Gruber), ma comunque di quella parte che fino a prova contraria ha preso più voti delle altre, basterebbe il non esprimere un voto contrario.

Nell’ipotesi, sarei pure pronto a scommettere sulla scelta dei toni e dei temi per la retorica giustificazionista che metterebbero in campo vertici e militanti del partito del governo uscente. Una cosa del tipo «non possiamo non assumerci le nostre responsabilità nei confronti della nazione, il Paese rischia lo stallo, anche il Pci di Berlinguer nel ‘76», eccetera, eccetera, eccetera.

Inoltre, al Pd, dal suo segretario in procinto di dimissioni già annunciate al futuro leader in corso d’incensamento e passando per i tanti del #senzadime, di appoggiare un governo grillino non ne vogliono sentir parlare. E posso capirli, senza ironie: anni trascorsi a essere insultati non sono il miglior viatico per un accordo. Roba che verrebbe da rispondere a Di Maio: «sì, dai, facciamo un incontro in streaming nel quale tu ci spieghi il significato di “non impedire” e noi il senso implicito nel V-day».
No, ripeto, vedo più probabile l’altra soluzione, con il Pd disposto a far partire un governo del centrodestra, perché, di nuovo, hanno preso più voti degli altri, mancano a loro meno parlamentari e insieme, alcuni fra le relative parti, hanno già più volte governato. In fondo, anche se si vuol stare all’opposizione, come da Renzi in giù van dicendo dal minuto successivo alla chiusura dello spoglio, un governo serve. Al momento, quello che c’è, è guidato da uno del Pd; difficile essere all’opposizione di un esecutivo tuo in carica solo per gli affari correnti, diciamo.
In alternativa, il Pd può star fermo, cosa che in molti spiegano di voler fare, aspettare un accordo M5S-Lega per godere i frutti delle relative contraddizioni o, più realisticamente, lo stallo, con la prospettiva di nuove elezioni in autunno. E col rischio che siano a quel punto lette come il ballottaggio fra i due vincitori del turno elettorale appena trascorso, Di Maio e Salvini, appunto.
Cari amici dem, sicuri di essere voi quelli con i popcorn in mano?

Prevengo una domanda e un’obiezione allo stesso tempo: «tu che ne scrivi, cosa faresti?»: Io? E che c’entro io? Faccio ipotesi; le soluzioni le devono indicare quelli che possono pure dar corso a queste con degli atti. E quelli, gli atti, non competono a me. Ah, già: se io fossi al loro posto, dite? Beh, come dire, «se fossi stato al vostro posto…/ ma al vostro posto non ci sono stare».

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