Di questi dettagli, se ne occupa il mio segretario

Emma Bonino è una figura che di per sé ispira rispetto. La conoscenza della sua storia, la sua biografia affascinante, le battaglie e l’impegno assiduo, costante. Anche quando si è trattato della dimensione più privata, ha saputo interpretare al meglio, e con la maggiore serietà possibile, il senso intrinseco di quella sorta di pensiero panpolitico che ha riempito la generazione a cui appartiene. Però si cambia, nel corso della vita.

Per esempio, io non sono il ragazzo che un quarto di secolo fa prese la sua prima tessera di partito. Non solo per i capelli in meno e le rughe in più, proprio perché i pensieri dell’oggi non sono quelli di un ieri irrimediabilmente andato. Perché dovrebbe scandalizzarmi che pure Emma Bonino possa essere cambiata con gli anni? Infatti, non lo fa. Detto questo, mi ha particolarmente colpito, e non in positivo, il suo rispondere «non me lo ricordo» alla Gruber che, durante la puntata di Otto e mezzo andata in onda giovedì scorso, le chiedeva in quale collegio fosse candidata. Poi, durante tutte tutta la trasmissione, nel suo argomentare lucido e preciso, è stata perfetta, capace di andare contro le paure che spesso i politici hanno nel trattare alcuni argomenti e respingendo, con competenza e precisione, le semplificazioni a uso elettorale che una certa parte di quel mondo continua a fare, in particolare sulla questione dei migranti. Ma quella sua risposta non sono riuscito a cancellarla dalla mente. Non solo io, immagino, se persino la conduttrice ha dovuto ritornarci su alla fine, informandola di come sia il collegio del senato “Roma 1 – Gianicolense” quello in cui, con buone probabilità, sarà eletta.

No, non c’entra nulla la retorica del territorio e il rapporto che con questo dovrebbero avere i candidati, che comunque è un tema e non facilmente sottovalutabile. C’entra, invece, quell’impressione di distacco altezzoso che ne ho tratto. Sembrava quasi, quel «non me lo ricordo», un dire «di questi dettagli non me ne occupo personalmente, ci pensa il mio segretario». E non è stata una bella impressione.

Certo, poi i cittadini di Monteverde (sì, Emma, si chiama anche così la zona in cui ti candidi) la voteranno ugualmente, e magari lei sarà eletta, pronta in parlamento a rappresentarli, insieme a tutto il resto della nazione. Pure se forse non ricorderà da quale parte del Paese gli siano effettivamente arrivati i voti di quei rappresentati che rappresenta, stupendosi, chissà, se una parte di questi – decisamente la più ignorata, presuppongo – non si senta coinvolta in quella cosa curiosa che chiamano partecipazione.

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