Fascisti o antifascisti, pari non sono

«Un grave errore. Non c’è altro modo di commentare la richiesta del sindaco di Macerata di sospendere ogni manifestazione in città dopo il grave episodio di terrorismo fascista che ha colpito la città». Commenta così Stefano Cappellini, su La Repubblica di ieri, la richiesta di annullare la manifestazione antifascista preparata dall’associazione dei partigiani e che si sarebbe dovuta tenere domani, sabato 10 febbraio, nella cittadina marchigiana. E continua: «Non basta il buon proposito del primo cittadino – “difendere la comunità dalle tensioni” – a scongiurare l’esito nefasto di questa moratoria: la piazza sarà proibita sia ai democratici convocati dall’Anpi per reagire allo stragismo razzista sia a quei movimenti neofascisti che stanno cercando di spacciare Luca Traini per un modello civile di patriottismo. Una equiparazione di fatto dei democratici antirazzisti e di Casapound, Forza nuova e tutto il ciarpame fascio-leghista che vuole trasformare Macerata nella sua maleodorante trincea».

E poi, la firma del quotidiano diretto da Calabresi, azzecca il parallelo con un’evocazione perfetta e dirompente: «Immaginate se Parigi, all’indomani della strage di Charlie Hebdo o del Bataclan avesse vietato di scendere in piazza alla politica e alla società civile per questioni di ordine pubblico o, peggio, solo per garantirsi di poter fare altrettanto con un eventuale presidio di integralisti islamici o di simpatizzanti del jihad». Già, immaginiamolo. Perché qui, nell’Italia del 2018, il rischio che corriamo è proprio quello di cui scriveva Cappellini: equiparare, come opinioni fra le altre, le tesi di chi vuole gli immigrati fuori dalle scatole per tutelare la «razza» e di quanti a questa barbarie oppongono resistenza, o almeno ci provano. Dire, indistintamente ai due fronti, «statevene tutti a casa, perché se no potrebbero esserci problemi di ordine pubblico», significa dare per assodato che l’Anpi abbia la stessa legittimità democratica di organizzazioni che, esplicitamente o poco meno, si richiamano al fascismo. E tutto avviene come se fosse normale; per questo hanno perfettamente ragione quanti, in piazza a Macerata, a manifestare i valori dell’antifascismo domani ci saranno comunque, al di là di quello che pensano o temono i governanti del Paese e il sindaco della città.

Governanti e sindaco che, in teoria, sarebbero anche dello stesso partito che, in tv, sproloquia sul suo essere argine alla deriva e al cedimento verso l’estrema destra e un populismo dai connotati xenofobi. E però deve aver adottato un modo davvero curioso per farlo, se persino quando quel rischio si palesa con decine e decine di colpi di pistola esplosi da per strada contro passanti con l’unica colpa d’aver la pelle nera da un nazifascista che aveva la sua appartenenza politica scritta sulla fronte, la risposta a livello delle istituzioni locali e nazionali è «rimanete nelle vostre case, che là fuori è un brutto mondo; meglio non immischiarsi, potrebbe esser pericoloso».

Non stupitevi, poi, se in tanti a casa ci resteranno pure quando li chiamerete a raccolta voi.

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