Cos’è per voi «partecipazione»?

Giornalisti, commentatori, opinionisti, per non parlare degli esponenti delle forze politiche, specialmente quelli candidati in prima persona, da settimane paiono attenti a un tema che spesso, i cinici potrebbero dire «quando faceva loro comodo», hanno ignorato: l’astensionismo. Bene, signori, avete ragione; ma, secondo me, arrivate tardi. Soprattutto, chiedete qualcosa di diverso da quello che le vostre parole lasciano intendere. Provo a spiegarmi meglio.

A leggere quello che scrivete e ad ascoltare quanto dite, parrebbe che siate tutti tesi nel tentativo di favorire la più ampia partecipazione popolare al farsi della politica, sintetizzata attraverso il darsi dei voti nelle urne. Perfetto; qui credo stia il problema. Perché voi, mie care firme dei giornali migliori e voci dei partiti maggiori, non volete affatto che i molti prendano parte alla politica. Al massimo, vi interessa che le masse vadano a votare (meglio se per la vostra parte o quella in cui vi riconoscete, ça va sans dire) e poi si facciano da parte per i cinque anni a seguire, lasciando i manovratori indisturbati. Partecipare, invece, è dire costantemente la propria, esigere un dialogo, un confronto, intervenire nel dibattito e nel discorso pubblico. È una comunità che non vuole che una ferrovia, un gasdotto o una trivella passi nel proprio territorio, un’associazione di docenti che vuol prendere la parola quando si parla di riforma della scuola, un sindacato che vuole essere ascoltato per più di mezz’ora mentre si decide sulle sorti della categoria che rappresenta. Tutto questo, voi non lo volete. Perché chiedete «partecipazione», allora?

E sarebbe facile dire che identico afflato e passione negli appelli al recarsi ai seggi, dalle medesime cattedre e dagli stessi pulpiti, non l’ho ascoltato sempre. Era legittimo ignorare all’epoca gli astenuti, è lecito che altri oggi vogliano astenersi rimanendo ignorati, come prima che questa decisione prendessero, e per anni, lo sono stati, se non, le volte che han provato a esserci, direttamente trattati con fastidio e supponenza.

Volevate esser solo voi, i «competenti», a far quel che andava fatto; accomodatevi.

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Una risposta a Cos’è per voi «partecipazione»?

  1. Italiote scrive:

    Non è un po’ troppo avventato fare un frullato tra maggioranza e minoranze, tra partiti esistenti e nuove formazioni, tra politici uscenti e nuove candidature, tra elettori ed eletti per poi attribuire una precisa condotta ed una precisa intenzione come si parlasse di un’unica persona che abbia l’unico fine di negare la partecipazione? 🙄

    «Se anche chi non vota “partecipa” al risultato, perché votare?»: Solo dopo aver esaminato i necessari presupposti che animano la Costituzione se ne riuscirebbe a parlare.

    PS: «Niente, infatti, credo, è per l’uomo un male tanto grande quanto una falsa opinione sulle questioni di cui ora stiamo discutendo. » (Platone, “Gorgia” 458)

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