E l’intendenza non seguì

Uno dei motti più noti attribuiti a Napoleone Bonaparte (ben prima di De Gaulle), l’intendence suivra – l’intendenza seguirà – nasce quale forma di incoraggiamento per quegli alti ufficiali tentati dal frenarsi nelle imprese a causa delle difficoltà logistiche che sempre, in ogni operazione, ci sono. È un soffio di audacia, se vogliamo, un incitamento. O meglio, era.

Nella tradizione successiva, infatti, quella frase ha assunto caratteri, per così dire, più arroganti, divenendo la rassicurazione per ogni dirigente di qualsivoglia struttura sul fatto che, alla fine e comunque, i suoi sottoposti avrebbero dato corso alle sue decisioni. I partiti e le organizzazioni politiche più varie, in questo, non han fatto eccezione. Fino a scoprire che alcune scelte, per loro stessa natura, avevano compromesso tutte le ragioni e le possibilità per cui la facezia napoleonica, se mi passate la semplificazione, fosse ancora foriera di risvolti e conseguenze pratiche.

Dismessi i complessi ideologici e fatte fuori le meccaniche di trasmissione dei corpi sociali, quello che è rimasto è stato il personalismo dei protagonisti della politique politicienne immerso nell’assolutamente inconcludente fluidità di forme politiche in libera uscita. Di più, neanche i meccanismi triviali della coartazione del consenso paiono più funzionare, seppur con le dovute rarità ancora capaci di farlo, per la semplice ed evidente ragione che sono venute meno le potenziali elargizioni da mettere sul piatto delle offerte in cambio del fatidico segno sulla scheda.

Quindi, nel bene e nel male, l’intendenza ha smesso di seguire. Anzi, ha smesso del tutto di esserci un’intendenza, se si guarda al mondo politico. Tra leader che non sono tali, altrimenti non cercherebbero in germanofone valli alpine quell’elezione che il collegio dove il sì da sempre suona dovrebbe invece tributare, e aspiranti tali che a modelli di simil fatta guardano, giustamente gli altri, molti altri, ascoltano i proclami dati col piglio dell’ordine nell’accorato pathos del comando, e con un sorriso, alzano le spalle e girano sui tacchi voltandosi verso differenti occupazioni.

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