Viva la democrazia (purtroppo)

Non abbiamo sistemi migliori, come spesso ci ripetiamo, citando statisti come fossero incarti dei cioccolatini. Però, a giudicare da alcuni risultati, specialmente in questi ultimi anni, un po’ la tristezza mi vince. E la sfiducia, non di rado, ha la meglio. La democrazia, si sa, non è mai stata perfetta, ovvio, e nessuno, almeno non io, cerca la perfezione ultraterrena fra le cose degli uomini. Ma qui, ora, si stanno raggiungendo livelli fino a poco tempo fa inimmaginabili.

E non parlo solo della grammatica improbabile nelle dichiarazioni di chi si candida a essere leader di una tra le più importanti nazioni al mondo o del fatto che, a dettare le sorti della politica della stessa, sia ancora un signore che qualche anno fa la stava mandando a frequentar lupanari (e nell’immagine credo si sommino i destini collettivi del Paese e quelli individuali di chi lo governava). Mi riferisco anche a quanto accade in quella che ancora continuiamo a chiamare «la più grande democrazia dell’Occidente». Gli Usa, liberamente come sempre è stato quel popolo da che è nato, hanno eletto Donald Trump. Uno che gioca con i destini del mondo come fosse in una sfida fra adolescenti tonti, uno che non sa nemmeno quali siano effettivamente i territori su cui si estende la propria titolarità presidenziale, uno che definisce altre nazioni e interi continenti un «cesso di Paesi». Eppure, l’hanno votato. Perché, liberamente, proprio lui volevano.

Anticipo subito una possibile errata interpretazione: non sto affatto dicendo d’essere in qualche modo contrario al suffragio universale. Forse alla sua forma diretta, ma è un’altra storia. Sto invece sempre più ripensando le idee che avevo sulla reale potenzialità del mio impegno e della mia partecipazione individuale all’interno di dinamiche simili. Non voglio togliere nulla a nessuno, e non potrei nemmeno farlo qualora lo volessi; mi chiedo, invece, che senso abbia continuare a rivendicare per me un diritto di cui, alla luce dei fatti, non riesco più a capire dal mio punto di vista l’utilità e le potenzialità.

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2 risposte a Viva la democrazia (purtroppo)

  1. Italiote scrive:

    Nel precisare che l’esercizio del voto sia un dovere civico (cfr. 48 Cost.) si è chiaramente inteso che sia un obbligo necessario alla coesistenza civile dalla quale anche chi pretende di “non capire” non riesce ad estraniarsi.

    Trovarsi in un contesto pluralistico e vantare la propria estraneità è certamente possibile ma quali benefici lo renderebbero più desiderabile del “vedersi parte” essendo consapevoli di contribuirvi seppur infinitesimalmente?

    PS: A lungo andare un “dilemma” persistente potrebbe anche lasciare questa impressione:

    «No, veramente, non mi va. Ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è? Non è che alle dieci state tutti a ballare i girotondi e io sto buttato in un angolo, no? Ah no, se si balla non vengo. No, allora non vengo. Che dici, vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate: “Michele vieni di là con noi, dai”, e io: “andate, andate, vi raggiungo dopo”. Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo. Eh no, sì. Ciao, arrivederci. Buonasera.» (Michele) https://it.wikiquote.org/wiki/Ecce_bombo

    Non c’è bisogno di astenersi per non eleggere Trump re del ballo in Italia.
    Non sarebbe possibile anche se volessimo. 😐

  2. FRANCESCO ROMANO scrive:

    Almeno gli americani possono dire che una certa maggioranza l’ha votato ! Noi attualmente no. E se oggi rientra in gioco un ottantenne che è stato oggetto di critiche da parte dei moralisti, è perchè sul piano strettamente politico non esistono alternative serie anche perchè gli altri TUTTI si sono bruciati. Per quanto riguarda la democrazia in senso lato, rinvio a quanto già espresso: la democrazia è in pericolo quando se ne abusa, e gli esperti imparano tutti i trucchi del mestiere.
    Così un boy-scout di campagna vince varie poltrone, tra le quali la presidenza della Provincia e poi diventa sindaco di Firenze; poi fa un’OPA sul pD, gabellandosi per innovatore, al secondo tentativo lo scala e da lì mette tutti i suoi in ogni ente, struttura, ministero, etc. e quindi se stesso a Presidente del Consiglio. Poi di fronte a sconfitte cocenti DI VOTI DEMOCRATICI mette un suo Presidente del Consiglio e si mette a strombazzare come se fosse all’opposizione. Fa però una Legge elettorale su misura per un suo presunto partito/alleanza extra-large, ma non si è accorto che il suo gli si è ristretto. Perchè? Unica differenza: nel frattempo la gente si è accorta che quel bravo ragazzo dalla faccia d’angelo aveva ed ha dietro di se’ i poteri forti delle banche, non gli interessi dei deboli. Ma questo farà capire qualcosa o farà allontanare ancora di più i delusi dalla politica? Siamo o no in un clima pericoloso? Colpa di chi ha strumentalizzato la democrazia, comprese le primarie a intermittenza, utili a dare tre milioni di voti a un segretario che poco dopo verrà impallinato senza prassi democratiche, o di chi pretende di usare il click del PC (ormai desolatamente solo Personal Computer, non più Partito Comunista) come voti veri. Dove sta la democrazia della discussione, del confronto di posizioni, pareri, valori, della ricerca di soluzioni congiunte, di rispetto delle minoranze? Eppure oggi la politica è ridotta a “Lascia o raddoppia” o “rischiatutto” la prima risposta è quella che conta, diceva Mike. E quindi la nostra democrazia assomiglia sempre di più a una giocata al bingo: chissà se esce un numero fortunato? Sarà difficile ….. chi estrae le cartelle, chi da’ i numeri? Poi avremo anni per pentirci … ma di che cosa? di aver creduto alle forme di democrazia? Certo, se sono quelle che consentono a sconosciuti consiglieri valdostani, o trentini – o forse anche conosciuti laziali e tutti gli altri ? – di attribuirsi stipendi e vitalizi ad libitum dovrei pentirmene, eccome. … Ma allora il dilemma, o il trilemma, non è quello di Moretti: vado, non vado, mi faccio vedere ma non parlo …? E’ se devo essere coinvolto nel voto di confusione, o mandare tutti a quel paese. La tentazione è grande. A 75 anni dove sono arrivato non cambio più nulla. Gli altri … chissà quando capiranno che siamo all’anticamera della crisi del sistema democratico. E penso che non glie ne interessi nulla.

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