Mai stati meglio. Eppure, qualcosa non torna

L’ultimo rapporto Istat sull’occupazione ci dice che da quando esistono le serie storiche dell’istituto, la situazione non è mai stata così positiva; siamo al massimo come numero di occupati, la percentuale dei senza scende e diminuiscono pure i giovani in cerca di primo impiego. Accanto a questo, nei mesi scorsi c’erano stati i dati sulla ripresa della crescita del Pil, quelli sul miglioramento della produzione industriale, sulla maggiore disponibilità di reddito da parte delle famiglie e tanti altri indicatori, a detta degli analisti, tutti positivi per quanto riguarda lo stato del Paese.

Va da sé che il diluvio di dichiarazioni, commenti e tweet dei governanti non poteva che essere entusiasta. «Siamo stati così bravi», era ed è il succo dei pensieri espressi da maggioranza, governo e loro sostenitori, «che ora stiamo meglio di come siam stati da quarant’anni a questa parte. Lo dicono i dati». Già, e se lo dicono i dati, nulla ho da obiettare. Al massimo, ho alcune domande da fare. Una su tutte: ma se è così, perché temete il rancore diffuso, la protesta e quelle forze politiche, più o meno pericolose, che l’uno e l’altra potrebbero fomentare e cavalcare? Dico, se da che sono io al mondo (e non sono più giovanissimo) questo è uno dei periodi migliori per quanto riguarda la situazione economica e lavorativa italiana, di cosa si alimenterebbero quella protesta e quel rancore? Se quanto dite è vero, o per otto lustri questa nazione ha vissuto nell’incubo di una depressione, ma non mi pare di ricordarlo, oppure i miei connazionali dovrebbero essere tutti felici e appagati, e in attesa di tributare i dovuti onori agli artefici di questo miracolo. Cos’è che non torna nel vostro racconto?

Nel pieno del boom degli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, la Democrazia cristiana non sventolava risultati a ogni piè sospinto. Ma alle elezioni del ’58, e con il 93,91 per cento di affluenza, conquistò il 42,35% dei consensi. E cinque anni dopo, sebbene la spinta propulsiva di quella crescita mostrava i primi segni di cedimento, a recarsi alle urne fu ancora il 92,99% e i voti per la Dc furono il 38,28%. Le forze che oggi diremmo «antisistema» nemmeno esistevano, nella misura e nelle forme che abbiamo adesso, e le opposizioni, per quanto di qualità e natura differente dalle attuali, di certo non pensavano minimamente che fosse immediatamente possibile scalzare i Fanfani e i Moro da Palazzo Chigi.

Né, va detto, gli uomini dello scudo crociato temevano le tornate elettorali, per quanto in regime di proporzionale puro e senza premi o altre alchimie per far maggioranza nel palazzo chi non lo fosse già nel paese, e di certo non si sottraevano al confronto diretto con gli elettori di quei territori che gli avevano conferito il mandato di rappresentanza nelle tornate precedenti e ai quali, con la richiesta di voto, rendevano conto del lavoro svolto e dei risultati raggiunti.

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