Non capisco perché gli uscenti non aspirino agli uninominali

Nella noia che complessivamente ci assale quando ci approcciamo alla lettura degli articoli sulle prossime elezioni, tra chi promette redditi di cittadinanza esorbitanti, chi assicura che renderà gratuita l’università, chi non vuole più far pagare il canone Rai e chi il bollo auto, ci sono alcuni argomenti che risvegliano per qualche minuto l’attenzione. Fra questi, quello delle candidature.

Chiaramente, non nel senso che sia appassionante sapere chi si candidi e dove, quanto il fatto che un po’ tutti i retroscena parlano di come molti dei parlamentari uscenti cerchino in vari modi di evitare di doversi ricandidare esclusivamente in un collegio uninominale. E qui, sinceramente, non capisco: se si è lavorato bene, come sicuramente nessuno di loro metterebbe in dubbio per sé, perché non mettere a frutto i risultati ottenuti? Insomma, cosa ci sarebbe di meglio che spendersi in una sola circoscrizione nella quale dimostrare le personali doti e capacità, magari quella del proprio territorio, e dire «votatemi, perché ho fatto questo e quest’altro»? Sarebbe una semplificazione anche della campagna elettorale; invece di doversi inventare mirabolanti promesse, basterebbe il rendiconto di quanto fatto. Più o meno quello che ciascuno di loro già fa sui social, nelle interviste, nelle newsletter, nei convegni, nelle partecipazioni alle trasmissioni televisive, eccetera, eccetera, eccetera. Non sarebbe tutto più facile, per loro e per chi dovrebbe votarli?

Sempreché, certo, quelle cose di cui ci si vanta le si sia fatte davvero. E che siano state utili e importanti come si dice che siano state. Quante ne avete lette di elencazioni entusiastiche di epocali svolte e decisioni assunte? Se io avessi (o credessi di avere) un palmares tale da far valere, senza indugi correrei da miei elettori a chiedere, per quello e su quello, il voto e il consenso.

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Una risposta a Non capisco perché gli uscenti non aspirino agli uninominali

  1. Italiote scrive:

    A dire degli astensionisti nessun candidato dovrebbe mai avere alcuna possibilità di essere eletto eppure solo i sondaggi lasciano intuire (molto approssimativamente) quanti potrebbero dimenticare di votare in tal senso.

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