Il 4 marzo avrò judo (col violino del pezzo di Dalla in sottofondo)

Appena sentita la data, le note del violino della splendida canzone di Lucio Dalla mi sono risuonate nella testa. Non solo a me, credo, però, insomma, è successo e mi piaceva scriverlo. Finito il momento melodico, sull’onda dei rimandi alla musica italiana, le associazioni di pensiero mi hanno condotto verso lidi decisamente più cinici, tipo le perfide ballate di Elio e i suoi.

E così, d’un tratto, mi sono trovato a pensare che forse, il prossimo 4 marzo, potrei avere una non rimandabile lezione di judo. Meglio ancora, di taekwondo, date le mie maggiori affinità con la nazione del grande popolo Han. O un appuntamento importantissimo con un amico a pranzo. Una irrinunciabile gita fuori porta. Al limite, un non evitabile rendez-vous col divano. In tutti i casi, non cercatemi; rischiereste di non trovarmi pronto a rispondervi, affaccendato in faccende e facezie di difficile interruzione.

Battute a parte, realmente credo che questa volta salterò il giro, nel senso della partecipazione a quel rito che si officia in urne di cartone con matite copiative su schede colorate. E no, guardate, non mettetela sulla necessità dell’impegno, del prendere parte, del fare comunque qualcosa: non attacca. Non con me, almeno. Io ho sempre partecipato o cercato di farlo, da che ne ho memoria. Ho fatto le mie prime campagne elettorali che non avevo nemmeno l’età per votare e non mi sono sottratto nemmeno quando quelli per cui mi spendevo erano chiaramente già sconfitti dal verdetto popolare.

Ho sempre scelto chi sostenere e, per quanto in mia possibilità, aiutare, ma con quali risultati, se non delusioni su delusioni? Non ne ho più voglia, di essere deluso intendo. E non vale il dirmi «mettiti tu in prima persona». Perché non è questa la mia funzione e perché, quando mi è capitato di farlo, giustamente chi doveva scegliere ha preferito altri a me, con le loro competenze, le proprie storie e i risultati che poi hanno ottenuto.

No, davvero, questa volta non è aria; ne prenderò altra da qualche parte, ma non prenderò parte.

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Una risposta a Il 4 marzo avrò judo (col violino del pezzo di Dalla in sottofondo)

  1. Italiote scrive:

    Nel caso venissero messe in discussione le proprie scelte il termine di paragone da confrontare con esse sarebbe il caso.
    https://www.economist.com/blogs/freeexchange/2014/06/financial-knowledge-and-investment-performance

    Ma abbiamo pur dunque una duratura tradizione astensionista che non lascia le scelte al caso e risulta evidentemente soddisfatta dei risultati elettorali.

    In ogni caso le scelte elettorali andrebbero fatte a partire dallo scadere dei termini di presentazione delle liste e previa valutazione degli effettivi candidati.

    PS: Non si finisce mai di imparare: Si può dunque dire, con un minimo di coraggio e un pizzico di onestà intellettuale, che la Flat Tax è di sinistra?
    http://www.huffingtonpost.it/roberto-arditti/la-flat-tax-e-di-sinistra_a_23323591/

    Thoreau non riusciva a trattenere l’insoddisfazione che per certe cose ci volessero tempi lunghi: Chissà se si possa pensare che perseveri solo chi oracoli i propri coronati auspici.

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