Non si spiega, dunque, come possano crescere i “populismi”

La parola “populismo” ha preso il sopravvento nel dibattito pubblico e nel discorso politico. Va detto che oggi, sotto quella categoria, passa un po’ di tutto. Persino troppo, a giudicare dalle circostanze che vedono lì riuniti una serie di fenomeni, processi e ovviamente differenti offerente politiche, anche tra loro radicalmente opposte. Ma siccome qui, ora, non si vuole fare un trattato di politologia, useremo quel termine come viene già fatto dai media più disparati.

Bene, fatta questa premessa, devo dire di essere un po’ confuso, leggendo le tante dichiarazioni sparse dei vari protagonisti di maggioranza e di governo della stagione parlamentare che volge al suo termine. In tutte queste si trova, in varie forme articolata, la certificazione di un Paese lasciato da suoi amministratori meglio di come era stato trovato. Se è così (e se lo dicono loro non ho ragioni per dubitarne) non si spiega perché quel “populismo” che additano a nero periglio – e che spesso “nero” lo è davvero, e senza infingimenti, peraltro – agiti i mari e le correnti elettorali.

Perché se stiamo meglio, e voi lo dite, allora i contestatori “a prescindere” così come quelli che sul malessere rischiano di costruire narrazioni pericolose – e sono “i neri” di cui si diceva – dovrebbero essere meno forti e, di conseguenza, preoccupanti di prima. E se già in quel prima non vinsero né si affermarono, tanto che i nobili profeti della competenza al governo hanno fino ad adesso detenuto il potere, non quei tristi urlatori approssimativi, non capisco come possano riuscirci nel prossimo futuro.

Oppure, questi sono in realtà più vigorosi oggi di quanto lo fossero in precedenza, e così si spiegano, d’altronde, le sempre più frequenti loro affermazioni nelle urne: perché è proprio quel racconto del “Paese migliorato” a essere falso. E ad alimentare, nella sua ripetizione da quanti, in effetti e dal personale e privato punto di vista, hanno visto diventare migliori in questi anni le proprie condizioni di vita, l’astio verso i fautori e gli artefici (veri o presunti non fa differenza, visto che son essi stessi a rivendicarne meriti e titoli) di quei risultati.

Non di rado, le medesime persone che li vantano avendone goduto i frutti.

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, politica, società e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Non si spiega, dunque, come possano crescere i “populismi”

  1. Fabrizio scrive:

    le coalizioni ASD:
    i ministri e non solo in campagna elettorale, verso il vero….( veltroni-rutelli-franceschini…. ; democratica ; bersani-d’alema-martina….)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *