Miei cari giovani colti, usate voi stessi quale metro

Spesso mi capita di leggere o di ascoltare commenti al vetriolo e osservazioni di un sarcasmo a tratti sublime e godibilissimo fatti da giovani colti contro le miserie di quell’improbabile classe dirigente che è la rappresentanza parlamentare dei cinquestelle. Quasi sempre — perché qualche volta dovranno ben pur errare anche i migliori — colpiscono nel segno e sono nel giusto. D’altronde, è un po’ come far gol a porta vuota da un passo di distanza.

Però, c’è qualcosa di gratuito e inutile in quelle non sbagliate osservazioni: il fatto che si rivolgano sempre solo a una parte del modesto, per qualità, panorama politico, e a quella meno significativa, per giunta. Insomma, a chi importa se per una tale parlamentare la crescita del Pil sia dovuta al caldo e ai condizionatori accessi più a lungo o se il talaltro candidato a una carica non elettiva collochi Pinochet in Venezuela anziché in Cile? A destare preoccupazione, al contrario, dovrebbe essere la circostanza per cui questi stessi protagonisti della scena pubblica, qui e ora, siano concretamente ipotizzabili quali alternativa allo stato presente delle cose. Semplicemente, perché questo a quella è pari in molti aspetti.

E allora, miei cari giovani colti, perché non aggredite con uguale sagacia i ministri all’istruzione senza averne una o quelli al lavoro capaci al massimo di distillare riduzioni da osteria dell’apologo di Menenio Agrippa, se mai avessero la minima idea di che cosa io abbia appena scritto? Mi rendo conto che per voi sia quasi un’offesa vedere i vostri studi in Scienze Politiche fatti strame da politicanti incapaci di distinguere la destra dalla sinistra, e non solo in senso strettamente parlamentare. Un po’ come gli esperti di comunicazione che si sentono rispondere, a ogni campagna elettorale, che alle loro competenze, il politico che vorrebbero sostenere, non di rado proprio quello che sostengono, tutto sommato preferisca a loro il cugino, capace di districarsi un po’ fra siti internet, social network e programmini di grafica per i manifesti. E per questo vi propongo un metodo di approccio per il futuro prossimo venturo, sul finire di quest’anno che quasi chiude un ciclo della rappresentanza nostrana.

Usate voi stessi quale metro per misurare i meritevoli del vostro voto e delle vostre attenzioni. Fatelo davvero, senza remore, spietatamente, azzarderei. Per ogni seguace di scie chimiche o fautrice di codici ladylike, scaricate tomi interi della vostra cultura come fossero armi da difesa personale.  Non date il vostro sostegno e il vostro consenso a chiunque ne sappia meno di voi e non perdeteci nemmeno il tempo per capire se, in fondo, ha doti nascoste che in voi difettano: non ce ne sono, siatene certi.

Il rischio che vi dobbiate trovare a non poter fare scelta alcuna fra le offerte date è alto, non lo nego e non lo nascondo. Ma se fosse pure uno solo il caso in cui il vostro impegno seguisse queste ipotesi, forse allora avreste contribuito davvero a elevare lo stato e la composizione della nostra rappresentanza, nelle istituzioni e nei partiti. Altrimenti, almeno potrete dire alla vostra coscienza di aver provato a rendere le cose, per quanto solamente un poco, migliori di come le avevate trovate.

Auguri.

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2 risposte a Miei cari giovani colti, usate voi stessi quale metro

  1. Gian Maria scrive:

    Rocco, tutto abbastanza condivisibile.
    Ma che cos’è questo post, ironico e prolisso, se non una forma piuttosto colta del solito Platone da cioccolatini?
    Almeno, così io l’ho intesa…

  2. Italiote scrive:

    L’istat conserva le statistiche sul livello di istruzione degli italiani: Fino a dieci anni fa il 50% circa non superava la licenza media.

    In questa legislatura meno del’2% dei parlamentari ha la licenza media.
    http://www.camera.it/leg17/564?tiposezione=C&sezione=1&tabella=C_1_5
    http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Statistiche/Composizione/SenatoriPerTitoloDiStudio.html

    Il livello di istruzione della popolazione non è aumentato altrettanto velocemente.

    Le statistiche sul livello di istruzione degli astensionisti ogni tanto sono rese disponibili e spesso chi ha un livello di istruzione basso tende ad astenersi (per qualsivoglia motivo) in proporzione maggiore.

    https://www.slideshare.net/IpsosItalia/referendum-costituzionale-analisi-postvoto/29
    (le persone con licenza elementare sono circa nove milioni e la maggior parte è nella terza età. http://dati.istat.it/ )

    Ad occhio un consiglio sembrerebbe già stato seguito ma -stando alle premesse dichiarate- non sarebbe risultato sufficiente.

    È plausibile che sia necessario aggiungere ulteriori criteri.

    Un metro molto utile, che potrebbe essere insegnato fin dalle elementari, è la valutazione degli errori di ragionamento che spesso inquinano ogni dibattito.

    Non sempre si ha l’impressione che i titoli di studio correlino con l’attitudine al pensiero critico ciò potrebbe anche derivare dal fatto che non ne sia fatta materia di insegnamento obbligatoria nonostante tutti possano potenzialmente giovarne a prescindere dal livello di istruzione.

    Nella mia vita ho ascoltato tantissimi errori di ragionamento senza esserne consapevole ed è solo un caso che ho scoperto della loro riconoscibilità e del fatto che fin dall’antichità solo ad alcuni veniva insegnato a riconoscerli.

    Eppure nel caso un politico usi spesso argomenti ad hominen (tipo il «chi dice il contrario è un uccello del malaugurio!») solo la collettività potrebbe creare incentivi efficaci per modificare tale comportamenti.

    Le fallacie sono abbastanza frequenti -che siano fatte in buona fede o meno- ma sembra che si presti più attenzione alla grammatica ed alla geografia.

    In generale una fallacia non invalida la veridicità di una tesi ma la validità logica dell’esposizione datane.

    In una repubblica democratica che dovrebbe basarsi sulla mediazione e sul dialogo è fondamentale che le argomentazioni circolanti siano idonee a illustrare razionalmente le tesi a chi la pensi diversamente.

    Poi -certo- sta a ognuno valutare quanto allettante possa essere la possibilità di scegliere bene (secondo il proprio “senno di poi”) senza esserne razionalmente consapevoli.

    PS: Visti i livelli abnormi dell’astensione se tra gli astenuti ci fosse qualcuno meglio dei politici correnti forse è il caso si candidasse invece di accontentarsi di non votare: Potrebbe mai alcuno imputare la responsabilità del panorama politico unicamente a chi non si astenga?

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