Sono minoranza, me ne faccio una ragione

«Sa cosa stavo pensando? Io stavo pensando una cosa molto triste, e cioè che io, anche in una società più decente di questa, mi ritroverò sempre con una minoranza di persone. Ma non nel senso di quei film dove c’è un uomo e una donna che si odiano, si sbranano, su un’isola deserta, perché il regista non crede nelle persone. Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d’accordo sempre con una minoranza».

Non che io sia un estimatore particolare di Nanni Moretti. Anzi, posso probabilmente affermare di non aver mai guardato un suo film dall’inizio alla fine. Nonostante questo, alcune frasi e scene le conosco. Un po’ come non bisogna per forza essere dei fan sfegatati dei Pooh per ritrovarsi a rispondere «pensiero» se uno canticchia «non restare chiuso qui…». Certo, probabilmente se qualcuno mi dicesse «le parole sono…» io risponderei «pietre» e non «importanti», ma questo perché, dicevo, non sono un particolare estimatore di Moretti. La scena al semaforo in Caro Diario, con lui sul Vespino e l’altro col Mercedes scoperto, però, mi è tornata in mente in questi giorni di conteggi elettorali e sondaggi, nei quali, ancora e di nuovo, mi sono trovato d’accordo con una minoranza. Forse sarà così anche nel prossimo futuro: eppure, non so che farci. E non perché io abbia vocazioni minoritarie, semplicemente, vorrei che le idee che condivido diventassero appannaggio di una maggioranza di persone, non che, per essere maggioranza, dovessi acconciarmi a far mie le idee che questa professa.

Insomma, non vedo altro da fare: rimango minoranza e ne prendo atto. Si vive ugualmente, guardate. Ovvio, a qualcosa bisogna rinunciare e, soprattutto, si fa la fatica di pensare spesso da sé quello che si pensa del mondo, non cercando tesi e visioni preconfezionate come negli scaffali d’un supermercato. Però, tutto sommato, non è male; a patto di essere stati educati a pensare in solitudine, sapendo di poter sbagliare e accettandone le conseguenze.

Ed è forse la mancanza più grande dei nostri sistemi formativi, ma questa è un’altra storia.

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2 risposte a Sono minoranza, me ne faccio una ragione

  1. Italiote scrive:

    A meno di non garantire anche una serie di ulteriori presupposti, la democrazia è principalmente un metodo con cui una collettività convergere consensualmente su un indirizzo politico piuttosto che un modo per individuare infallibilmente chi abbia ragione.

    O almeno doveva esserlo perché a quanto sembra pochi mettono in discussione quelle credenze oramai egemoni che hanno portato a censurare efficacemente il significato originario del termine consociativismo e l’approccio al pluralismo che questo comportava.

    La “governabilità” (ad esempio) non è mai stata principio costituzionale ma tale etichettamento eufemistico è espressione del “disimpegno morale” che ha perorato plateali distorsioni della rappresentatività col proposito di interferire nelle dinamiche di costituzione del consenso al solo scopo di raggiungerlo senza un adeguato ricorso alla messa a punto, analisi e valutazione critica delle proposte.

    Se si è riscritto il significato del “metodo democratico” col quale “libere associazioni di cittadini” avrebbero dovuto poter concorrere a determinare la politica nazionale è perché “tutti sono uguali ma alcune minoranze sono da considerare più uguali delle altre” e dunque è “legittimo” sovra-rappresentarle (a scapito di altri) per addomesticare il “principio di maggioranza”.

    Non mi si dica che la “solidarietà politica” enunciata nell’art 2 Cost. comportasse una totale indisponibilità al compromesso ed alla mediazione perché in assenza di quelle non ci può essere alcuna dimensione sociale.

    E se si tratta di individuare la misura “ragionevole” di mediazione in ogni caso particolare ne esistono tante di “misure” quanti sono gli italiani ma non tutte possono materializzare il consenso sufficientemente rappresentativo senza corrompere le regole per piegarle ad interessi particolari.

    Non per tutti la scarsa inclinazione alla mediazione può essere motivata argomentando razionalmente tant’è che alcuni studiosi hanno iniziato a fornire indicazioni che chi ci provi tenda ad incrementare la propria disponibilità a mediare:

    A 2013 study from scholars at Yale and UC San Diego calls into question the degree to which partisan views on issues are deeply held. That research suggests the “apparent differences in factual beliefs between members of different parties may be more illusory than real.”

  2. FRANCESCO ROMANO scrive:

    “semplicemente, vorrei che le idee che condivido diventassero appannaggio di una maggioranza di persone, non che, per essere maggioranza, dovessi acconciarmi a far mie le idee che questa professa.”
    Questa frase andrebbe insegnata a tutti, dall’asilo in poi, e dalla prima votazione in poi.
    Quanto migliore sarebbe l’Italia se si smettesse di pensare ad essere sempre compiacenti verso una spesso presunta maggioranza, a partire dai “politically correct” per andare ai “ricchi sfondati MA di sinistra”, continuando con i “radical chic”, e proseguendo per i disastri vari come i “di sinistra ma governativi…” che ti tacciono un pezzo di slogan, cioè ” .. a tutti i costi”, e poi a quelli che ti impongono di andare in Paradiso usando in maniera indegna i tuoi soldi delle tasse per fare finta di aiutare i migranti, ma in realtà per arricchire i loro amici, e poi a quelli che “l’ha detto Papa Francesco” quando conviene , e se non conviene fa niente, per andare avanti con quelli che non si oppongono ai bulli a scuola perchè “sono ragazzi …”, o a quelli che fingono di distaccarsi dalle violenze negli stadi “si tratta di una infima minoranza di imbecilli…” invece di ire che sono delinquenti, come i bulli, etc… ce ne è abbastanza? Ci siamo accorti che esiste una cultura dominante del “mi faccio i fatti miei, e non mi voglio mettere contro nessuno”, e che i “rottamatori” della politica avevano le spalle coperte dai banchieri, che i “nuovi onesti” rivendicano le loro regole di onestà, ma sono pronti ad adeguarle, ove convenga …??? Certo che siamo destinati a restare minoranza, senza speranza (con la s minuscola). Purchè ci venga ancora consentito

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