Immagina noi; è così divertente vedervi lì con lui

Parlando ieri a Radio Capital, durante la trasmissione condotta da Giannini, Circo Massimo, il ministro della Giustizia, fra le tante cose opportune e anche condivisibili rispetto al suo lavoro nel dicastero che rappresenta, ha trovato il tempo di addossare le colpe sulle difficoltà per l’unità del centrosinistra a Bersani e D’Alema. Dev’esser la sindrome di Orfini; prima si è di loro difeso tutto, persino l’indifendibile, ora li si attacca a prescindere, pure quando hanno ragione.

Perché, insomma, non sarà certo colpa di D’Alema e Bersani se saltano le possibilità d’unione in quel campo politico. Più che altro, quelle responsabilità le cercherei nelle politiche fatte in questi anni, che Orlano dovrebbe conoscere bene, e perché no, anche nel modo di fare del segretario del suo partito, convinto che la principale cosa da fare per far vincere la sinistra non fosse contrastare la destra facendo cose differenti e, magari, opposte, ma rottamare, appunto, i D’Alema e i Bersani. De gustibus. Sempre parlando di Renzi e del gusto d’Orlando, il già sfidante del capo alle ultime primarie, nella stessa trasmissione, ha detto che «se il Pd dovesse perdere alle regionali in Sicilia, Renzi dovrebbe fare una riflessione non un passo indietro. Io non gli chiederò di farsi da parte, non ho un’ostilità personale nei suoi confronti». Caro Andrea, immagina noi: vedervi lì con lui, ad approvare e sostenere tutto quello che per anni, quando lo faceva Berlusconi, dicevate di avversare e, non di rado, radicalmente, ci diverte tantissimo.

Certo, rimangono poi le macerie di quello che state toccando in questi anni: la gestione dei flussi migratori e dei problemi legati alla povertà ridotti a questioni meramente securitarie, i diritti sul posto di lavoro compressi sull’altare di una malintesa idea di modernità, una concezione vincista in politica portata al parossismo, tanto che pure chi vi si oppone non parla più di rappresentanza, ma solo di governo come declinazione del comando. Però, noi che ci possiamo fare? Forse le scorie che lasciate intossicheranno le falde profonde a cui si disseta il Paese, e magari dopo sarà tutto più difficile da ricostruire e ricomporre; ma era a voi demandato il compito di badarvi, perché voi a quello dicevate d’esserne pronti.

Oggi abbiamo solo ciò che la meglio gioventù dirigente ha saputo fare. Purtroppo.

Nota a margine. Nei giorni scorsi, mi è capitato un’altra volta di parlare di Renzi. Un amico mi ha redarguito, accusandomi di essere ossessionato dalla sua figura. Meglio, e più fedelmente alle sue parole, ha detto che rispetto a lui provo «gelosia e invidia». Gelosia e invidia? E di cosa? Della sconfitta referendaria con conseguenti dimissioni? Lui ha perso solo un referendum, io è una vita che perdo le elezioni, anche quando è quella che nominalmente sarebbe la mia parte a vincerle. Al massimo, visto che io sono ancora dov’ero prima e lui non più, la mia potrebbe esser detta nostalgia.

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Una risposta a Immagina noi; è così divertente vedervi lì con lui

  1. Italiote scrive:

    «Chi sostiene che la recessione continuerà è un uccello del malagurio» (wikipedia) o un gufo o un invidioso…

    Ho gelosia ed invidia verso ovunque sia insegnato pensiero critico nelle scuole dell’obbligo, sapendo che in tal modo non ci sarebbero tanti appigli per certe imposture argomentative, a partire da quelle “ad personam

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