Dovreste provar per loro simpatia

Il popolo sbaglia spesso, e la storia degli uomini è lì a raccontarcelo. La gente, che di quello è la versione meno strutturata, non di rado fa scelte sbagliate. Le masse, quel pulviscolo di individui tenuti insieme solo da condizioni incidentali, eccedono sempre verso decisioni umorali e quasi mai logiche, tantomeno giuste. Tutto questo lo so. Eppure, non riesco a non sentire il comune destino che mi unisce loro, a sentirmene in qualche modo parte, pur se d’altra schiatta, quella cafona, forse ormai del tutto estinta o in via di sparizione. M’imbatto frequentemente, mio malgrado, in filippiche e censure delle loro idee e parole d’una durezza sprezzante che sinceramente non capisco. E non perché non sia opportuno riprenderli, ma non mi spiego l’astio che muove le critiche. Soprattutto se ne considero il pulpito. Insomma, a criticare ciò che si pensa e dice in basso non sono mai le classi dirigenti effettive, quanto i loro ascari di complemento, quelle sedicenti élites creative che popolano il mondo dei media e animano le parti più effervescenti del dibattito pubblico.

Quante volte avete letto o ascoltato le prese in giro delle convinzioni sbagliate di chi ha studiato poco o punto nella sua vita? Tante. E da chi le avete sentite? Da quelli che han fatto il liceo e si sono laureati a pieni voti, principalmente. E cosa fanno questi ora? Beh, s’arrabattano fra una consulenza e uno stage, tanto lavoro precario e molta fatica per farsi pagare. Però non dimenticano mai di stigmatizzare i comportamenti di quelli che ne sanno meno di loro. Ebbene, miei cari creativi elitari (o presunti tali), avete ragione quando rimproverate a quello che chiamate «popolino» le pulsioni da guerra fra gli ultimi. Vi sfugge probabilmente il dettaglio per cui voi non vi comportate diversamente: per censo se non per ceto, siete simili a quelli che dileggiate dall’alto dei vostri libri, non a quanti, élite vera, guidano le sorti del sistema che vi spinge a servire ai tavoli di un pub di Londra con un dottorato in bella mostra nella cameretta a casa di mamma e papà, mentre i figli dei detentori dell’ordine costituito diventano professori associati prima dei trent’anni. Dovreste star con chi contesta, spiegando dove erra e come far meglio, ponendovi al loro fianco con il vostro sapere, mentre piegate i vostri studi a far l’eco a chi ne sa molto meno eppure decide anche delle vostre sorti, dando così voi stessi, offesi fra gli umiliati, una patina di giustificazione culturale a un Paese che genera come sue guide le Picierno e i Briatore.

Perché quello che archiviate alla voce «gentismo» non è un male incurabile. Può però diventarlo se continuerete a irriderlo facendo il coro ai ricchi veri contro i poveri, di mezzi e di spirito. Difendere le verità della scienza e l’importanza dell’istruzione è un gesto lodevole e nobile; lo è meno se, nel farlo, l’unico modo che concepite e mettere in ridicolo chi non ha avuto o voluto avere la fortuna di incontrarle. Insegnate loro il bello di quel che sapete, spiegate come esser più efficaci nel tentativo di cambiare il mondo che criticano, spendete le conoscenze che avete accumulato per tentar di prendervi ciò che vi spetta, insieme a quelli che, sapendone meno, come voi annaspano fra le onde di quel che manca.

Oppure no, dileggiateli: a voi costa poco impegno, e inoltre rende felici i potenti.

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2 risposte a Dovreste provar per loro simpatia

  1. Fabrizio scrive:

    Ciao Rocco,
    un isola che si chiama – festo , mani- per un programma callicrate del 2010 sul trattato di lisbona tra terra toro e terra catalana !?….

  2. Fabrizio scrive:

    Calli e Lavoro, risoluzione per risonanza gabbia(crate) in Catalonia,Trattato di Lisbona e/o Trattato di Lussemburgo per programma….!?

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