Ma non son sicuro che possiate esser voi la soluzione

«Credo che il problema di questo Paese per il futuro non sia il Pd, ma Salvini e Grillo». Pur se potenzialmente viziata da un evidente e comprensibile interesse, l’affermazione del segretario del Partito democratico durante la trasmissione radiofonica Circo Massimo, condotta da Massimo Giannini su Radio Capital, è sostanzialmente, se non del tutto e pienamente, condivisibile. Però con un “ma”.

Perché se, ripeto, è condivisibile quanto detto da Renzi sulla natura problematica per il Paese dei suoi antagonisti elettorali Grillo e Salvini, rimane inevasa la domanda che vi è di fondo in quell’enunciato: e chi sarebbe allora la soluzione? E qui risiede quel “ma” a cui accennavo. Infatti, sebbene sia concorde nel ritenere Lega e M5S un, anzi, meglio e come dice l’ex presidente del Consiglio, il problema per il futuro dell’Italia, non credo che la soluzione possa essere rappresentata da lui e dai suoi. Come faccio a dirlo? Beh, per la semplice ragione che l’uno e gli altri li abbiamo già visti al lavoro, e quel problema, come egli lo definiva e io di mio pari, non solo non si è ridotto, ma è cresciuto e si è fortificato.

Mi faccio da solo la domanda: e chi credi che possa essere quella soluzione? E che ne so; non penso di doverla indicare io, nel caso immaginassi che ce ne fosse una. Vedete, ormai di politica me ne occupo da osservatore sempre più disinteressato ai risvolti pratici e, soprattutto, alle possibilità concrete di un impegno. Per dirla con maggiore precisione, sono sempre più assolutamente disimpegnato e scevro da qualsiasi ipotesi di partecipazione attiva e diretta.

Dopotutto, non era questo che significavano i sempre ripetutimi «lasciateli lavorare»?

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4 risposte a Ma non son sicuro che possiate esser voi la soluzione

  1. Italiote scrive:

    Strano (a quanto finora mi sia dato di capire) on c’è quasi nessuno che parta dal presupposto di avere parte della soluzione come previsto nella Costituzione (a partire dal divieto di mandato imperativo); e dire che l’allerta contro ideologie anticostituzionali sia spesso considerata alta.

    «Deliberation, then, focuses debate on the common good. And the relevant conceptions of the common good are not comprised simply of interests and preferences that are antecedent to deliberation. Instead, the interests, aims and ideals that comprise the common good are those that survive deliberation, interests that, on public reflection, we think it legitimate to appeal to in making claims on social resources.» — Joshua Cohen “Deliberation and Democratic Legitimacy”

    Il presupposto di una democrazia non può ragionevolmente essere soddisfatto alternando “piccole” fazioni ma individuando quelle soluzioni che rispettino gli interessi di più della maggioranza dei cittadini:

    Si presuppone che le argomentazioni a sostegno di opzioni politiche debbano dunque fornire argomentazioni accettabili (ma non necessariamente le stesse) anche al di fuori delle fazioni che le abbiano concepite.

    Ciò richiede dei presupposti cooperativi, tra cui «doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale&raquo, che molti si rifiutano di concretizzare.

    E così per alcuni politologi anche la marea di “disinteressati” potrebbe contribuire alla “democrazia”, appunto “lasciando lavorare”.

    «The most interesting feature of this set of arguments is that different versions tend in opposite ideological directions. In the 1950s and later, some relatively conservative political scientists argued that having some portion of the citizenry be disengaged and even ignorant is necessary for maintaining a democracy; otherwise the stakes would be too high in each election. If everyone was passionately and knowledgeably engaged with the issues, the losing party would not grant legitimacy to electoral results or to controversial legislative or judicial decisions, and that would threaten the existence of the state itself. » … Jennifer L. Hochschild (cfr Hochschild JL. “If Democracies Need Informed Voters, How Can They Thrive While Expanding Enfranchisement?”)

    Poi, a parte il disinteresse, c’è la “disciplina di partito” che pretende di sdoganare il groupthink per “cooperazione” e la “governabilità” con la quale si giustifica la sopra-rappresentazione di alcune fazioni impedendo la possibilità di veto di quelle che sarebbero potute essere “eventuali maggioranze” su alcuni temi.

    PS: Attendiamo serenamente i rating del credito alla fine del quantitative easing che c’è sempre una luce in fondo ai tunnel che i tecnici razionalmente progettano. 🙁

  2. Fabrizio scrive:

    Tanto tra il crack Wall Street 1929-1933 e l’impennata Wall Street nel prossimo futuro
    2024-2027 ci sono state bolle economiche/finanziarie globale e la crisi spaziale italiana dal 1922 al 1936, giusto !?

  3. Fabrizio scrive:

    Tanto tra il 2012 e il 2023 prossimo futuro c’e’ e/o ci sara’ SLIDEPLANNED , giusto!?

  4. Fabrizio scrive:

    VITRUVIANO UOMO NOE SLIDE PLNNED ARCA ,
    PUZZLE UNIONE EUROPEA da …. a …. !?

    V ,1995
    U, 2005 Trattato di Prum
    N, 2009 Trattato di Lisbona

    etc, etc….

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