La battaglia elettorale e la guerra per l’egemonia

«Dopo aver riempito l’Italia di immigrati clandestini oggi il Pd arriva in aula e sostanzialmente ammette di aver sbagliato tutto e ammette che avevamo ragione noi pericolosi populisti. Fratelli d’Italia ha scelto di astenersi sul provvedimento perché la missione ha dei contorni troppo poco chiari per un voto favorevole, ma volevamo comunque dare un voto di incoraggiamento al governo perché per la prima volta ammette che bisogna bloccare i flussi migratori». Così Giorgia Meloni, sull’astensione di FdI nel voto alla Camera per la missione navale in Libia, voluta dal Governo e sostenuta dal Pd.

Ora, amici del Partito democratico, io vi voglio bene, ma se inseguite le pulsioni antipolitiche del grillismo più spinto, come è stato nella gara a chi era più “abolizionista” sui vitalizi, o la rabbia reazionaria della destra peggiore, cose tipo «aiutiamoli a casa loro», via i mendicanti dal centro delle città, fuori gli occupanti senza titolo da immobili altrimenti vuoti, niente possibilità di appello se sei extracomunitario e un giudice ti dice di levar le tende oppure, l’ultima, appunto, mandiamo le navi militari a fermare gli scafisti e i migranti direttamente in mare, è inutile che poi vi preoccupiate di una loro vittoria nella battaglia elettorale; vi siete già arresi nella guerra per l’egemonia.

Temo, infatti, che la questione stia tutta qui, e sia completamente sfuggita ai radar delle classi dirigenti dell’odierna principale forza di governo del Paese. Sdoganando argomenti e parole di un certo modo di far politica, si rischia di renderli accettabili anche per quella parte di elettorato che, ancora, si vorrebbe rappresentare. Ma a quel punto, sarà difficile spiegare perché i partiti che da sempre queste e quelli dicono e difendono sarebbero un pericolo da scongiurare. E soprattutto, è arduo sostenere che proprio per sconfiggerli serve il voto nelle urne, se le loro politiche sono quelle che vengono, continuamente, messe in atto persino da chi se ne dice alternativo.

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