Le corse in discesa finiscono sempre in fondo

«Il dibattito della Camera sui vitalizi dei parlamentari si è risolto, come era prevedibile, in uno spot contro il Parlamento. E poiché il Parlamento è parte integrante della democrazia rappresentativa (che è, a sua volta, l’unica possibile democrazia) possiamo dire che abbiamo assistito a «prove tecniche di tirannia». Arriva un momento in cui le classi politiche parlamentari finiscono per accelerare la propria disfatta sposando, nel disperato tentativo di salvarsi, la fraseologia e i simboli delle forze antiparlamentari». Non l’ho mai fatto, ma questa volta devo dar ragione ad Angelo Panebianco.

E la firma del Corriere della Sera non ha torto nemmeno quando mette in relazione l’antiparlamentarismo «con il cattivo funzionamento dei processi educativi».  «Troppi ignoranti», argomenta Panebianco, «credono di avere diritto di parlare su cose di cui nulla sanno e capiscono solo perché docenti privi di etica professionale hanno permesso che essi completassero senza troppi intoppi, il loro iter scolastico, post-scuola dell’obbligo». Già, se aggiungessimo a questo le cause storiche di diffidenza rispetto agli strumenti democratici che gli italiani nutrono da sempre, che lo stesso editorialista di via Solferino segnala, e il cannoneggiamento continuo sui «costi della casta» fatto da alcuni sui colleghi, il quadro è quasi completo. Però, non si può sottacere un altro tema che aiuta a definire la situazione. Quegli «ignoranti» a cui Panebianco si riferisce rivendicano il diritto di dire la loro su tutti gli argomenti, pure quelli che ignorano, appunto, anche perché vedono le élites fare altrettanto con non maggiori competenze di quelle che credono di avere o hanno realmente. Insomma, guardano e soprattutto ascoltando parlamentari e ministri come quelli che abbiamo, capitani d’industria capaci di non inserire in una frase un congiuntivo giusto nemmeno per sbaglio, dirigenti pubblici e privati quotidianamente promossi in virtù della sola istruzione necessaria a leggere correttamente la voce «netto a pagare» nel cedolino dei loro emolumenti, il rischio che qualcuno pensi di essere in grado di prendere da solo le decisioni migliori è alto. E sinceramente, è sempre più difficile spiegare dove stia l’errore in simili semplificazioni.

Perché, per carità, io non mi ritengo in grado di decidere nulla per nessuno. Ma prendo in esame la mia assoluta ignoranza, per dirla con Panebianco, e la cultura di quanti decidono per me, e questa a quella «vo comparando», per dirla col Poeta. E mi scuserete l’eventuale peccato di poca modestia se proprio non riesco a cogliere in cosa e per quali aspetti o risvolti la seconda sia migliore della prima.

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