Dobbiamo sorbircela per forza la gara a chi è più antieuropeista?

«Molto più aspri i toni da parte del presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. “Non ho letto l’intervista, ma – ha detto riferendosi alla proposta di Renzi – sarebbe fuori dalle regole. Non è una decisione che un Paese può prendere da solo”. Parole che non sono piaciute all’ex premier italiano che sostiene che Dijsselbloem ha un ‘pregiudizio’ nei confronti dell’Italia e comunque la proposta sul deficit al 2,9% “non l’ha letta”. “Questa – ha detto Matteo Renzi – è una battaglia aperta che abbiamo con il presidente dell’Eurogruppo, l’olandese che disse che gli italiani spendono i soldi della flessibilità in donne e alcool. Io gli spiegai che le donne noi non le paghiamo, a differenza di alcuni di loro. Il problema centrale è che c’è un pregiudizio di alcuni dirigenti europei, come il presidente dell’Eurogruppo, che non si rende conto che di fiscal compact e austerity l’Europa muore”. Poi rincara la dose: “Le dichiarazioni di Dijsselbloem contro l’Italia furono vergognose… Non ha neanche capito la differenza (tra alcol e donne, ndr) secondo me…”, è la frecciata di Renzi». Così l’edizione online de La Repubblica sullo scontro tra il segretario del Pd e i vertici dell’Ue; una noia infinita.

Davvero, la sensazione stucchevole d’un refrain già troppe volte ascoltato è difficile da reggere. Renzi contro l’Unione europea che promette di cambiare tutto e riscrivere ogni trattato e che, giura, lo farà e vincerà la sua battaglia nella prossima legislatura supera i limiti del comico e finisce nell’alveo del tedio. Nella prossima legislatura, con ogni probabilità, avrà meno forza politica e parlamentare di quanta ne ha avuta durante i tre anni in cui ha guidato il Paese, compresi i sei mesi del turno di presidenza, durante una congiuntura favorevole, con un basso costo del denaro e la Bce che comprava titoli di Stato in gran copia: in che modo pensa di fare quel che non gli è riuscito? Come si diceva, l’uggia la fa da padrone. Soprattutto se si considera che quella appena iniziata, più che una campagna elettorale pare esser una gara alla postura più antieuropeista. E se quelli che proponevano un referendum per uscire dalla moneta unica hanno archiviato l’idea nel novero delle idiozie dette per un titolo in più, quanti spiegavano il loro convinto spirito unionista, tanto da parlare di Stati uniti del vecchio continente e vestirsi di blu per il 25 aprile inneggiando a Coco Chanel, presunta partigiana europea (Coco chi? Sicuri che fosse dalla stessa parte di de Gaulle negli anni dell’occupazione nazista?), ora si lanciano in spericolati sorpassi di quelle stesse posizioni che un tempo criticavano.

E come se non fosse già altissima la propensione degli elettori a lasciare i candidati alle cure dei sempre meno che frequentano le urne, un po’ da tutte le parti si prova a stancarne altri prim’ancora di iniziare. Con il dubbio che, in fondo, il tutto non sia che una tattica perfida quanto ben studiata. Se disincentiviamo ancora la partecipazione attiva, sembrano dirsi i suoi praticanti, e riusciamo a ridurre un altro po’ il novero di quanti votano, potremmo riuscire a centrare un obiettivo non secondario: sceglierci da soli.

Se così vi piace, con me ci siete (quasi) riusciti; auguri.

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