Se non serve a formare cittadini critici, allora ha ragione Donnarumma

Non sono quasi mai d’accordo con Gramellini (anzi, direi piuttosto che l’avverbio usato è eccessivamente edulcorante), ma su quanto ha scritto a proposito di Donnarumma e della sua rinuncia a sostenere gli esami di maturità per andarsene in vacanza a Ibiza ha perfettamente ragione. In tutto.

Scrive il notista del Corriere della Sera: «In un Paese dove la scuola fosse ancora luogo di evoluzione culturale e umana, la scelta disimpegnata di Gigio sarebbe meritevole di indignazione. Ma da anni il sistema politico e una parte significativa di quello scolastico considerano lo studio soltanto uno strumento per trovare lavoro. […] Ma se la scuola serve solo a trovare lavoro, Gigio può infischiarsene di quel pezzo di carta, dato che lui un lavoro ce l’ha già e in un anno guadagnerà quanto tutti i suoi compagni di classe in una esistenza intera». E sì, perché se la formazione non ha più il compito di preparare cittadini critici (gli stessi che poi a Gramellini probabilmente non piacerebbero), capaci di pensare con la propria testa e per questo in grado di saper leggere il mondo attraverso la conoscenza acquisita, ma solamente quello di fornire le competenze necessarie ad avere uno stipendio, a Donnarumma non serve; lui quelle le ha già nelle sue mani, e non è un modo dire.

Quindi, vi prego, deponete i volti votati allo scandalo e guardate i fatti per quelli che sono. Da anni mandiamo i ragazzi a scuola per prepararli al mondo del lavoro e solo per quello, dovremmo stupirci che un giovanottone diciannovenne abbia appreso la lezione che tutti gli hanno impartito? «Figliolo», gli abbiamo detto in tanti, «quei banchi ti serviranno per avere un futuro economico e occupazionale». E lui ha capito quanto gli abbiamo detto: dato che quell’occupazione e quella sicurezza economica le ha già conquistate, saluta e ringrazia.

Dice bene Gramellini, forse un giorno ci penserà su e vorrà finire quanto iniziato, o forse nemmeno quello perché, alla fine, il pragmatismo dittatoriale dei tempi presenti non si cura di ragioni minime come quelle della cultura (se non per lo stretto necessario al loro essere potenzialmente monetizzate), «e in tal caso resterà iscritto per tutta la vita al club dei ricchi ignoranti, in Italia così frequentato che non correrà mai il rischio di soffrire di solitudine».

195 Visite totali, 5 visite odierne

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, società e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *