Uno vorrebbe essere europeista, ma per gli altri nemmeno è europeo

La vicenda dei migranti è la migliore occasione per capire cosa sia l’Unione europea e quali siano i suoi capisaldi. Tutti (me compreso, ovviamente) abbiamo tirato un sospiro di sollievo quando il candidato alla presidenza Hofer è stato sconfitto in Austria da un largo fronte repubblicano o quando identico schieramento ha fermato Marine Le Pen sulla strada per l’Eliseo.

Ora, però, gli «argini al populismo», come non senza eccessiva retorica erano intesi, si scoprono muri contro i disperati del mondo in cerca di una vita migliore. Il mito democratico che si narrava avesse sostenuto in Austria Van der Bellen oggi è pronto a inverarsi nelle truppe schierate al confine del Brennero e la chimera europeista che animava la passeggiata di Macron sotto la piramide del Louvre adesso chiude i porti e ripristina la frontiera lungo la valle della Roia. La Spagna si adegua, a dimostrazione che il Guicciardini tanto torto non avesse a considerar pari per interesse i due versanti dei Pirenei, mentre la Germania sembra esser più ben disposta, ma forse solamente perché, direttamente, non confina con il problema, né per terra, né per mare. E sì, perché diciamolo apertamente: chi fugge per fame è un problema per coloro che sono sazi. E quelli che non sanno darne soluzione, nel caso, noi, diventano parte di esso. Non è che non ci sia comprensione delle nostre difficoltà in Europa; è proprio che l’Europa, per gli altri, non ci comprende. Proprio nel senso della geografia politica, intendo.

Guardiamo i fatti per quelli che sono. L’idea “unionista” di Macron si svolge lungo il Reno. Al massimo, la propaggine mediterranea gli serve per minacciare, bluffando, intese meridiane contro le presunzioni teutoniche, ma nulla di più. La Spagna, che quasi arriva a toccare l’Africa, risolve la pratica grazie a un Marocco e un’Algeria più stabili della Libia e alzando, nel silenzio generale, intorno alle sue enclaves gli stessi muri che, minacciati dall’alto lato dell’Atlantico, ci fan gridare allo scandalo. Alla Germania va bene così: gli austriaci fratelli di lingua faranno per loro quella smorfia feroce che le ragioni della storia consigliano di evitare.

Noi siamo qui, al massimo con i greci d’identica faccia, a cercar di barcamenarci portando quel po’ di civiltà che il continente dal nome di ragazza fenicia sa vendere solo quale orpello artistico ai propri documenti, ma che il corso del tempo ha dimostrato quanto ignori. Dopotutto, se l’Unione dallo stellato vessillo blu continuasse ad avere gli occhi freddi del rampollo bonapartista, non so quanto mi dispiacerebbe realmente esserne escluso.

326 Visite totali, 1 visite odierne

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, politica, società, storia e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *