Se rimane solo lo scivolo

«Non esiste più la classe operaia, si fa fatica a rintracciare il ceto medio, e sempre di più nelle famiglie italiane la “persona di riferimento” è un anziano, magari pensionato. Nel Rapporto Annuale 2017 l’Istat prova a ricostruire la società italiana e a tracciare i connotati delle nuove classi sociali: molto è cambiato ma molto si è cristallizzato. La disuguaglianza aumenta e non è legata a ragioni antiche, al censo, ai beni ereditati, ma in gran parte ai redditi, e in buona parte anche alle pensioni. Da opportunità nascono opportunità: i figli della classe dirigente diventano classe dirigente, i figli dei laureati diventano laureati, gli altri lasciano la scuola giovani. La classe impiegatizia si arricchisce con le attività culturali, le famiglie a basso reddito guardano la tv».

Le parole che Rosaria Amato usa nel sunto che ne fa per La Repubblica spiegano quanto il Rapporto Annuale 2017 redatto dall’Istat sia la fotografia precisa di come la società italiana rischi la sclerotizzazione e l’irrigidimento. I figli dei ricchi saranno ricchi, quelli dei poveri, poveri: addio ascensore sociale. Al massimo, rimane lo scivolo per quelli che dovessero sbagliare qualcosa o inciampare nel loro cammino; ma salire un po’ più in su, anche solo di nutrire la speranza di poterlo fare, è escluso. E poi ti parlano pure, stigmatizzandone gli effetti nel mentre da sempre ne ignorano le cause, di crescita del rancore.

Perché credo, sebbene non disponga di dati scientifici a supporto, che in una qualsiasi società, quanto più si cristallizzi la stratificazione e venga impossibilitato il progresso personale e familiare all’interno delle sue differenziazioni, tanto più cresca la rabbia di quelli che si affannano sotto per la condizione agiata di quanti siedono di sopra. È, se vogliamo, una questione “poetica”: «Razza di Caino, su, arrampicati al cielo e rovescia Dio, giù, sopra la terra!».

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