Mestieranti e civili

«Ai giovani della scuola di politiche, la prima lezione che ho cercato di dare è “trovatevi un lavoro prima della politica, la politica la dovete fare come impegno civile, non è un lavoro, non è una professione, perché altrimenti non sarete liberi”. Io oggi mi sento libero di dire quello che penso». Che belle parole, sul serio: la libertà, la politica come impegno civile, il rifiuto del carrierismo e dell’impegno interessato.

Letta da Fazio alcuni giorni fa è stato interessante, davvero. Abbiamo appreso che ora lui è libero di dire quello che pensa perché ha un lavoro non-politico (“e prima?”. Zitto, non fare domande!), che questo insegna ai ragazzi e che ritiene sia necessario avere un mestiere di cui campare per poter far politica, se no viene meno la libertà con cui la si fa. Che è un concetto nobile, infatti era quello che pensavano i nobili: chi rappresenta le istituzioni non può prendere soldi per farlo. E quindi possono farlo solo i ricchi. So che Letta intendeva altro, però, finché non si metterà in discussione il quanto debba prendere chi fa politica, l’idea dell’ex presidente del Consiglio rischierà di essere sostanzialmente simile a quella dei tempi dello Statuto Albertino.

Esagero? Forse, ma lasciatemi spiegare con categorie materiali. Secondo il ragionamento, diciamo così, lettiano si può essere liberi nel fare politica solo se si ha un lavoro, ovvero, solo se si sa da dove prendere (oltre che dalla politica, s’intende) quanto serva per vivere. Bene. A questo punto, è chiaro, le cose dovrebbero essere paragonabili: io sono libero di giocarmi il posto da parlamentare o simili se ho entrate sufficienti a non mettere in discussione il mio tenore di vita, cioè se il dato economico connesso alla carica è sostanzialmente ininfluente rispetto alla mia condizione, o perché ne ho tanti di più o perché, smettendo di ricoprirla e ritornando al mio impiego precedente, il reddito non muta. E qui sta il punto.

Se assumiamo questa logica come riferimento, allora solo chi non ha bisogno di quei soldi o quanti hanno redditi da lavoro equiparabili a quelli dati dalla funzione a cui si è eletti possono ricoprire “liberamente” tali ruoli. In sostanza, i ricchi. Tutti gli altri, invece, potrebbero essere, come dire, influenzati nel loro esercizio di libertà dalla differenza oggettiva di trattamento economico.

Perché (dico della mia situazione in modo da non parlar d’altri) io mi ritengo fortunatissimo per i miei 1.200 euro al mese precari, ma mi ci vuole pur sempre un anno per fare quello che un deputato prende in un mese: 10.435,00 euro lordi di indennità, più 3.503,11 di diaria, 3.690 di rimborso spese per l’esercizio del mandato, da  3.323,70 a 3.995,10 per spese di viaggio e 100 euro per costi telefonici (avranno abolito le tariffe “flat”, evidentemente).

Volendo garantire quella libertà intesa come assenza di bisogno economico di cui parla Letta, a occhio, vedo percorribili due strade (chiaramente escludendo di voler precludere a chi è senza adeguati mezzi la via della rappresentanza politica): elevare i redditi medi di tutti i cittadini o abbassare mediamente le retribuzioni riconosciute agli eletti.

E non avrei dubbi sulla via da scegliere.

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1 Response to Mestieranti e civili

  1. Fabrizio scrive:

    Saviano : Politica Pulita e Non solo
    Renato Zero: Lapis , Sveglia, Megafono
    Benigni : Salviamo la Ns. Bellissima Carta Costituzionale

    “Il cerchio politico “ cosmico “ dal 2013 ad oggi…………
    Ricordate cosa disse Letta dopo il si di Berlusconi alla sua richiesta di fiducia? Sei un grande!
    Ricordate cosa disse Renzi su Letta? Letta e’ un incapace , Berlusconi e’ con me!
    Ricordate il dissenso ( sarà ma non e’ vero) di Letta al passaggio del testimone a Renzi?

    Una domanda che mi sono sempre fatto e’ il perche’ Letta ha dato le dimissoni da parlametare.
    La mia risposta e’ questa: uno e’ poco ( Bersani) due sono troppi ( Letta+ Bersani )

    p.s. continua………………………………

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