Se lo fate per mestiere, noi non c’entriamo

Mi occupo prevalentemente dei fatti della politica su questo blog. Da un po’ di tempo, però, noto che sempre più distrattamente mi dedico alle cronache e ai personaggi. Non so spiegare bene la faccenda, ma è come se, sinceramente e senza alcuna arroganza, di quello che possa dire e pensare Tizia o Caio sul tale o talaltro argomento m’interessassi sempre meno. E credo che una ragiona ci sia.

Ne parlavo con un amico. Insomma, ci dicevamo, qui c’è gente che fa politica solo per mestiere, e per quello può votare oggi il contrario di quello che diceva ieri e cambiare ancora domani, se così vorrà il leader del partito o del gruppo d’appartenenza al momento; dovremmo porre attenzione a ciò che accade sapendo che potrebbe mutare e che, in fondo, probabilmente nemmeno loro ci credono? Diciamo che ciò che avviene si segue così, per sport: a chi piace il calcio, a chi l’hockey, a chi le vicende parlamentari. E così si arriva al punto in cui l’impegno si fa solamente tifo, per chi è capace di essere tifoso. E io non lo sono mai stato.

No, non sto dicendo che non ci voglia mestiere per fare politica, semplicemente che non la si può fare come una professione fra le altre. Invece, proprio quello avviene: ci si sposta, si cambia opinione, si agisce al contrario di come si agiva e di come si agirà, esclusivamente perché si intende il “fare politica” come il proprio lavoro.

E per chiarire, non sto nemmeno criminalizzando i protagonisti della politica attuale: è la speranza che combattano battaglie ideali coloro che per nulla sono chiamati a farlo che è mal riposta. Nelle assemblee rappresentative e negli organi di governo, come ai vertici dei partiti, non si trovano idealisti disposti a lottare unicamente per affermare la propria visione del mondo, ma siede un ceto e un funzionariato politico che, banalmente quantunque con serietà, fa il suo mestiere e, come per ogni impiego, riceve un compenso.

Per questo motivo non ha senso pretendere che essi facciano quello che dicevano o aspettarsi che faranno quanto dicono; diligentemente, agiscono in conformità a ciò che chi sta sopra dice di fare. Così come non deve destare scandalo il fatto che cambino partito; cambiare datore di lavoro se un altro offre condizioni migliori è la cosa più normale che ci sia.

Certo, mi si potrebbe chiedere cosa c’entrino i cittadini in una simile visione. Nulla, infatti: se i rappresentanti fanno della rappresentanza il loro mestiere, noi rappresentati non c’entriamo affatto. Potremmo servire a dare una mano a quella Tizia o a quel Caio per essere assunti a questo o a quest’altro incarico, ma non biasimerei, e non biasimo, chi d’un tale impegno e di una simile partecipazione non senta forte il bisogno e la chiamata.

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2 risposte a Se lo fate per mestiere, noi non c’entriamo

  1. Fabrizio scrive:

    L’ uomo dell’ anno prossimo non lo fa per mestiere!
    Tutti noi c’entriamo!E’ passata la buriana!

  2. Giorgio Giannini scrive:

    Se lo fate per mestiere, noi non c’ entriamo! Se non ci accorgiamo che la politica è, ed è stata solo un mestiere troppo ben retribuito da sempre come è possibile fare altre considerazioni. Ci sono politici che hanno passato la propria gioventù, maturità e vecchiaia in parlamento da protagonisti o da gregari, accumulando pensioni, e vitalizi di cui beneficeranno anche i coniugi. Un ladrocinio legalizzato che non tutti conoscono per ignoranza o disinteresse perché quando si va a votare si crede di poter fare conto sul soggetto scelto che faccia il nostro interesse mentre in pratica farà solo il suo. Un capitolo a parte sarebbe da dedicare ai privilegi di cui godono i parlamentariche sono innumerevoli e che costano cifre astronomiche ai cittadni. Ultimamente c’è stato un ricambio generazionale che dovrebbe proseguire nel “cambio delle regole” fino a quando un parlamentare avrà semplicemente gli stessi diritti di un comune cittadino.

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