Tutto a posto, no?

I dati delle elezioni regionali segnano un risultato incontrovertibile: il partito di Matteo Renzi forse non è (ancora) quello della Nazione, di certo è l’unica alternativa di governo presente ormai sulla scena politica, e questo determina gli equilibri dell’oggi e, credo (temo), pure dei prossimi anni.

Il Pd ha stravinto in Calabria e vinto bene in Emilia Romagna, Oliverio e Bonaccini sono i due nuovi governatori, Forza Italia sparisce praticamente dai radar, il Ncd è appena uno sbadiglio fra le parole Ange e lino, la Lega cresce ma, in fin dei conti, non spaventa nessuno proprio perché fa troppa paura, il M5S fa sorridere sotto le Torri e quasi non è pervenuto sullo Stretto, le forze politiche che guardano con interesse alla protesta sociale e sindacale, praticamente non esistono, e tutti quelli che in questo schema non si riconoscono, sono stati semplicemente a casa.

Il fatto che questi siano la maggioranza, la stragrande maggioranza, è un dato che, francamente, interessa pochi sfigati che non hanno più alcuna voglia di vincere e solo per alcuni giorni, come me e come cercherò di spiegare meglio domani. Le vittorie e i seggi si assegnano sui voti validi, e chi decide di astenersi, ha torto in partenza. Anzi, quasi, quasi è meglio così: standosene a casa, contribuisce a chiarificare il quadro.

“Nulla io vedo che non sia perfetto”, come dice Marco Vinicio nel Quo Vadis? cinematografico. A parte il fatto che più di sei emiliani e oltre cinque calabresi su dieci non si sentono rappresentati da nessuno, tanto da disertare le urne, tutto a posto, no?

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