Proprio perché inutile

La scuola, secondo molti, dovrebbe essere organizzata per il lavoro, votata alle competenze, attenta alle specializzazioni e altro ancora. Tutte cose giuste, ovviamente, e tutte linee guida contenute nella proposta del Governo per la riforma dell’istruzione, di cui non voglio assolutamente mettere in dubbio l’importanza nel percorso formativo dei ragazzi.

Però, la scuola è anche altro, deve essere anche altro. Se servisse solamente per preparare al lavoro, sarebbe solo formazione professionale. Ma non è solo questo, non può essere solo questo. Molto spesso si ignora che essa è il luogo in cui si cresce e ci si forma pure come cittadini.

Un percorso in cui, chiaramente, il sapere non è una cosa stantia da contrapporre al saper fare, ma è un fondamento, un principio, per la semplice ragione che l’uno all’altro precede, viene prima, per tempo e per importanza.

In questo, non c’è contrapposizione nemmeno fra le diverse aree e ambiti: la cultura scientifica non fa a pugni con quella umanistica e questa non litiga con la tecnica. Mettere in concorrenza, magari per affermare il predominio di quella cultura che fa contro quella che dice, è solo un modo barbaro di condurre la discussione, solitamente interessato ad affermare una tesi precostituita: quella, appunto, secondo cui la scuola serve a formare operatori, esecutori, agenti.

Portare, infatti, il ragionamento sul lato delle conseguenze pratiche dell’educazione è fuorviante, soprattutto perché in quelle vengono ignorate le conseguenze pratiche sul lungo periodo. L’utilità di oggi per l’oggi, è il risultato di un pensiero dalla vista corta.

Quante volte avete sentito dire che ci vuole una scuola che prepari al lavoro, fornendo competenze specialistiche e precise? Tante, vero? Troppe, direi. Competenze specialistiche e precise per far cosa? Mestieri che rischiano di essere obsoleti prima che gli studenti finiscano il loro percorso scolastico? Professioni che saranno messe fuori gioco dalla prima innovazione tecnologica che altri studenti specializzati avranno posto in produzione? Quanto dura il vostro futuro?

La scuola non forma i lavoratori; contribuisce all’educazione dei cittadini. Ecco perché sono fondamentali anche quei “saperi” che vengono ritenuti inutili, sul piano di una pratica intesa come quella necessaria alla produzione dei tondini di ferro o dei pannelli in compensato. Anzi, proprio perché inutile, sottratto al gioco dell’utilità economica e produttiva, quel sapere è fondamentale.

È fondamentale la letteratura, lo studio del latino, la poesia, l’arte, la musica, la filosofia, non per sapere chi ha scritto la Fenomenologia dello Spirito o dipinto La scuola di Atene, cantato i versi de La ginestra o l’Eneide, composto la Nona sinfonia in re minore o narrato delle vicissitudini dei Promessi sposi, ma per quello che diventiamo dopo aver conosciuto quelle cose.

Per la curiosità che deriva dal conoscere e la voglia di conoscere ancora, per quel senso della domanda e dell’interrogativo che nasce, per quell’idea che si impara a nutrire per cui di ogni cosa bisogna sforzarsi di capire il perché.

Chiaramente, per tentare di capire, bisogna sforzarsi di fare domande, ed è ciò a cui servono tutte quelle materie: a imparare quali siano le domande da fare e non smettere mai di farle. Ricercando, come insegnava Socrate, il sapere attraverso l’arte dialettica e una nuova piadeia percorrendo le vie del confronto.

Ah, già, quasi dimenticavo: Socrate, proprio per quel suo costante invito a non cedere alle parole dei potenti che venivano spacciate come vere, fu condannato a morte dal potere. “O Critone, noi siamo debitori di un gallo ad Asclepio: dateglielo e non dimenticatevene”.

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